Vinitaly slitta a giugno e si moltiplica il caos: caro prezzi, sold out e macchina organizzativa a pressione

Il Coranavirus miete un’altra vittima: dopo lo slittamento di Pro Wein a Duesseldorf, si ferma, anche se solo momentaneamente, pure il Vinitaly.

La fiera veronese deve essere spostata a causa delle prescrizioni di prevenzione relative al Covid-19.

L’inaugurazione è spostata dal 19 aprile al 14 giugno, si chiuderà il 17 giugno.

Ma la notizia peggiore è che, per addetti ai lavori e appassionati di vino, la data non è certo propizia. Si è già in piena stagione turistica: va da sé che chi era pronto a viaggiare in direzione Verona per fiera del Vino più attesa d’Italia, contando su un’accoglienza da turista fuori stagione ora oltre ad avere la gatta da pelare di riformulare preventivi e prenotazioni, perderà (forse) quel privilegio riservato ai viaggiatori di nicchia.

Sul fronte prezzi, le ultime sono che per quella data “popolare”, come la definisce booking.com, le strutture sono al 89% sold out, il resto a una media di 750 euro a soggiorno (tre notti, un adulto in camera singola) e comunque a partire da un minimo di 60 euro a notte (stessa soluzione). Un salasso.

Preoccuparsi anche per la capacità di tenuta della macchina organizzativa non è un dettaglio.

Sarà possibile in piena stagiona offrire servizi agli utenti adeguati al buon nome di Verona e del suo territorio, al suo turismo stagionale e all’evento che la rende capitale della promozione del vino?

Per riflettere vi rimando a una accurata analisi redatta da Angelo Peretti, direttore responsabile di TheInternetGoumet.it.

Perché Vinitaly a giugno è una rogna